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Un mondo pieno di cloni?!

La clonazione. Un fenomeno che nelle ultime settimane ha creato molto scalpore tra la gente data la recente news al riguardo. Infatti, in data 24/01/2018 la notizia è ufficiale. La prima clonazione di due scimmie tramite due cellule somatiche è riuscita.

Zhong Zhong e Hua Hua sono i nomi delle due scimmie clonate in Cina con lo stesso metodo utilizzato sulla pecora Dolly.

Sebbene non sia la prima clonazione effettuata su degli animali , tale notizia ha dell’incredibile, in quanto è il primo animale clonato tramite questa procedura più simile all’uomo.

Ma perché questo obiettivo è stato raggiunto solo oggi?

Perché la clonazione rimane comunque un processo molto delicato e difficile da portare a termine. Tutti i traguardi fin qui raggiunti, infatti, hanno coinvolto moltissimi embrioni, pochissimi dei quali sono poi diventati esemplari adulti. Per i primati la situazione è ancora più complicata perché le loro caratteristiche genetiche sono più complesse di quelle di qualunque altro animale. Gli esperti in questo caso sono riusciti a manovrare con successo dei geni, per far sì che il processo di embriogenesi «artificiale» potesse avere luogo; le altre volte, invece, erano andate a vuoto, proprio perché dopo l’incontro fra la cellula somatica e quella uovo non si erano sviluppati embrioni da introdurre in un utero «preso in prestito».

Cosa pensa la scienza riguardo alla nuovissima scoperta?

«Oggi siamo già perfettamente in grado di clonare un uomo», ci racconta Giovanni Perini, docente di Genetica ed epigenetica presso l’Università di Bologna, «ma ci fermiamo prima: quando l’incontro fra la cellula somatica dell’individuo da clonare e l’ovocita è avvenuto con successo, dando vita ai primissimi stadi di sviluppo di un embrione». Ci si blocca per una motivazione puramente etica: «È proprio così», dice Perini, «è solo la questione morale a fermarci, altrimenti, da un punto di vista tecnico ci sarebbero già tutti i mezzi per avviare un test sull’uomo».

Uno scenario che per il Vaticano rappresenta “una minaccia per il futuro dell’uomo“, ha commentato il cardinale Elio Sgreccia, teologo e storico portavoce della Santa Sede sui temi della bioetica, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita. “Al contrario della ipotesi di clonazione umana, sulla quale la Chiesa non può che esprimere la sua condanna più forte e totale, sulla clonazione animale il magistero ecclesiastico non ha finora espresso una condanna esplicita, ufficiale, lasciando il tema alla valutazione responsabile degli scienziati”, premette Sgreccia parlando con AdnKronos. Ma, aggiunge il porporato, “non c’è dubbio che il passaggio dalla prima pecora Dolly ad altri animali e ora persino alla scimmia, ovvero a un primate così vicino all’uomo, rappresenta un autentico attentato al futuro dell’intera umanità. C’è il fortissimo rischio che la clonazione della scimmia possa essere considerato come il penultimo passo, prima di arrivare alla clonazione dell’uomo, evento che la Chiesa non potrà mai approvare”.

Che vantaggio trarremo da questa scoperta? Cosa ci si aspetta in futuro?

Grazie alle nuove scoperte si cercherà di approfondire la possibilità di accendere e spegnere determinati geni, alla base di moltissime malattie (tumori, ma anche malattie come il Parkinson e l’Alzheimer)  e fornire campioni di studio relativi alla risposta immunitaria delle scimmie clonate, gli animali in assoluto più simili all’uomo e per questo ideali da testare per poter progredire nella ricerca medica.

Per quanto riguarda il futuro, chissà. C’è già chi immagina un mondo pieno di cloni, e chi,invece, immagina un mondo pieno di abomini. Ma la vera domanda è: “Avremo la possibilità di scegliere se poter procedere con gli esperimenti sugli esseri umani, oppure ci verrà tolto il rispetto della nostra morale in nome della scienza?”

In caso l’articolo sia stato di vostro gradimento lasciate un commento qui sotto. Mi impegnerò per tenervi aggiornati. Arrivederci e al prossimo articolo!

50 sfumature di musica.

La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori.-(Johann Sebastian Bach).

L’arte di combinare insieme i suoni, secondo determinate leggi e convenzioni, servendosi di strumenti musicali o della voce umana si chiama musica.

La musica ci accompagna dolcemente in molte azioni della giornata, alcune canzoni ci danno una carica per andare avanti , altre a calmare gli animi.

Già nel paleolitico,l’uomo creava strumenti in grado di emettere suoni.

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(Trovato in Slovenia, il flauto di Divje Babe è a oggi considerato da alcuni il più antico strumento musicale conosciuto, risalente a oltre 40.000 anni fa.)

Ecco alcuni esempi in cui l’uomo ha usato la musica nel mondo antico:

1.Nei riti: Gli sciamani, la usavano nei loro rituali tramite la voce , strumenti simili a tamburi,ecc. Si pensa che la loro musica non era rivolta ad un un pubblico umano , ma agli spiriti in cui credevano.

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2.Come trionfo (antica Roma): la musica accompagnava gli spettacoli e gli eventi nelle arene, e faceva parte dello spettacolo chiamato “pantomimus”, una prima forma di balletto narrativo che combinava danza espressiva, musica strumentale e un libretto cantato.

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3.Lirica: Nell’antica Grecia, la poesia lirica era quella che si differenziava dalla poesia recitativa per il ricorso del canto o all’accompagnamento di strumenti a corde come la lira.

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4.Nei momenti di rivoluzione: basti pensare alla scritta Viva Verdi oppure W Verdi che comparve sui muri di Milano e Venezia in epoca risorgimentale che aveva un duplice significato; se da un lato inneggiava il famoso compositore Giuseppe Verdi e quindi appariva politicamente innocua, dall’altro W V.E.R.D.I. voleva significare”Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia”.

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5. Nell’epoca fascista come propaganda: Bella ciao è una canzone folkloristica cantata dai simpatizzanti del movimento partigiano italiano durante e dopo la seconda guerra mondiale, che combatteva contro le truppe fasciste e naziste. Dopo la Liberazione la versione partigiana di Bella ciao venne poi cantata e tradotta e diffusa in tutto il mondo. La musica d’autore sconosciuto, è stata fatta risalire, in anni passati, a diverse melodie popolari.

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Oggi la tecnologia ha aiutato la diffusione della musica grazie alla televisione , concerti e mezzi di comunicazione come internet. Al giorno d’oggi , il concetto di “comprare musica”, è un concetto superato , grazie a youtube , spotify e variate app, ognuno può infatti ascoltare il genere e l’artista che desidera gratuitamente.

Con il passar del tempo la musica usata per riti, feste , accompagnamento , propaganda, è diventata libertà d’espressione , dove ognuno può esprimere il proprio stile.

Oggi, essa agisce come potente strumento di diffusione delle mode, in cui le preferenze stilistiche di un singolo artista diventano “tendenza”, dagli abiti alle scarpe, dal taglio dei capelli agli accessori. Agli occhi di un giovane, tutti questi elementi, trasferiti nell’abbigliamento pratico dei propri idoli musicali , si trasformano in una forma di emulazione , formando a livello di massa ,un business commerciale, redditizio e sicuro, orientato a seguire le tendenze più in voga.

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La musica è diventata essenziale nella vita quotidiana, se dovessi definirla , sarebbe “la colonna sonora della nostra vita.”

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Ronda Rousey dal fighting al wrestling

Ronda Jean Rousey (Riverside1º febbraio 1987[1]) è una wrestler, ex artista marziale, ex judoka e attrice statunitense, attualmente sotto contratto con la WWE.

Soprannominata”Rowdy” soprannome molto simbolico (della leggenda HOF WWE Roddy “Rowdy” Piper) per un’appassionata di wrestling.              images (7)

Ex fighter della categoria pesi Gallo dell’organizzazione statunitense UFC, nella quale fu la prima campionessa di categoria dal 2012 al 2015 non che fra l’altro prima donna messa sotto contratto dall’organizzazione stessa!

ronda-rousey-ufc-1432209277.jpg Oggi sotto contratto con la WWE (World Wrestling Entertainment) dove si é presentata alla fine del PPV Royal Rumble proprio alla fine della rissa reale femminile! 960.jpg

Adesso ad Elimination Chamber firmerà il contratto in modo ufficiale di fronte a tutto il pubblico del WWE Universe!

Adesso si aspetta soltanto la sua gloriosa Road to WrestleMania!

Meltdown e Spectre: scoperti i bug più gravi presenti nelle CPU Intel, ARM e AMD.

Il 2018 non poteva iniziare con una notizia peggiore per tutti gli utilizzatori di smartphone, tablet, pc e servizi cloud.

Il 3 Gennaio è stata diffusa la notizia della scoperta da parte di Google Project Zero di due bug, presenti nella maggior parte delle CPU in commercio già dagli anni ’90. Entrambi permettono di accedere, senza autorizzazione, e rubare dati sensibili durante l’esecuzione di processi, sfruttando “l’esecuzione speculativa” che consiste nel prevedere le istruzioni da eseguire velocizzando il processore. Nel caso in cui la scelta risulti errata provvede a cancellare i calcoli eseguiti. Un malware che sfrutta uno dei due difetti può rubare i dati senza che l’antivirus e l’utente si accorgano di niente.

1200px-Meltdown_with_text.svg.pngLa prima falla chiamata Meltdown è la meno grave e le aziende stanno già lavorando da mesi ad una patch per eliminarla, Apple già nei primi di Gennaio ha rilasciato un aggiornamento per iOS e macOS e nella seconda metà del mese anche Microsoft ha rilasciato una soluzione per Windows 7, 8 e 10.

Infine anche Linux ed altri produttori hanno trovato una soluzione, mentre i dispositivi Android aggiornati sono già protetti. Il nostro compito è semplicemente di aggiornare il software nei nostri dispositivi, anche se si potrebbe notare un  rallentamento nell’utilizzo di circa il 15-30%.

spectre-text.pngIl secondo bug, più grave e complesso, si chiama Spectre presente in qualsiasi tipo di processore e mette a rischio tutti i dispositivi esistenti. Questa falla è intrinseca nell’architettura dei processori  quindi non basta un aggiornamento per eliminarlo, in realtà non esiste una soluzione in quanto rende necessaria una riprogettazione delle CPU. Fortunatamente questa falla è molto complessa da eseguire e il potenziale malintenzionato non avrà come obiettivo l’utente medio ma le grandi aziende che dovranno migliorare i sistemi di sicurezza. Però ad oggi non vi è alcuna prova che un hacker abbia approfittato di questo difetto.

 

Fonti: meltdownattack.com

 

 

Dieselgate: cavie umane per collaudare i gas di scarico

Dopo lo scandalo sulle emissioni riguardante la falsificazione degli ossidi di azoto delle vetture a gasolio vendute in America e in Europa, Volkswagen, Bmw e Daimler vengono chiamati in causa per degli sperimenti condotti su cavie umane con sostanze nocive.

 

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Gli esperimenti siano stati eseguiti presso un ospedale di Aquisgrana nel 2013 e 2014  e che hanno coinvolto 25 volontari che si sono sottoposti all’inalazione del biossido di azoto. Si tratta della forma più tossica dell’ossido di azoto, dall’odore soffocante rilasciata dagli scarichi delle vetture diesel, irritante per la gola e i polmoni. Le inalazioni duravano tre ore al giorno per quattro settimane. Al termine degli esperimenti, sono stati prelevati dei campioni di sangue e controllate le funzioni respiratorie, secrezioni nasali e saliva.

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Riguardo la situazione che si è venuta a creare, Angela Merkel parla di “ricerche non giustificate dal punto di vista etico” mentre il portavoce Steffen Steibert afferma che le case automobilistiche avrebbero dovuto limitare le emissioni e non dimostrarne la presunta innocuità. Bmw, Daimler e Volkswagen prendono le distanze e  precisano di non avere avuto a che fare con nessun esperimento e di non aver partecipato agli studi.

 

 

Sport e movimento per il nostro benessere

perchè praticare sport? Perchè non starsene seduti a casa? Fare sport fa bene alla salute, eppure la società moderna ne fa sempre di meno.

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In Italia, secondo i dati ISTAT, circa il 38% delle persone da 3 anni in su, dichiara che nella vita quotidiana, non pratica ne sport ne altra forma di attività fisica. Questo è causato, come afferma il Ministero della Salute, dallo sviluppo dell’automazione, e da un deprezzamento sociale del lavoro manuale.

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Il corpo umano ha bisogno di movimento, una costante attività fisica, riduce decisamente il rischio di patologie, e anzi ha effetti positivi sulla salute psichica della persona. I vantaggi che ha lo sport sulla salute, sono:

-migliora la tolleranza al glucosio, e quindi riduce il rischio di ammalarsi di diabete;

-previene l’ipercolesterolomia, cioè riduce i livelli della pressione arteriosa e del colesterolo;

-diminuisce il rischio di malattie cardiache, e quindi tumori al colon e al seno;

-riduce il rischio di morte prematura;

Per non rischiare la sedentarietà, cioè non rischiare malattie cardiovascolari e tumori, basta un’attività quotidiana anche minima, come per esempio una passeggiata, muoversi in bicicletta, preferire le scale all’ascensore, ecc.. Con la regolare attività fisica, il cuore, con lo sforzo fisico, diventa resistente e più robusto. A parer mio lo sport è anche un modo per svagarsi e distrarsi un pò dai propri problemi, ed evitare di farsi trasportare in delle brutte strade (come la droga).

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Il suicida vuole la vita ed è solo malcontento delle condizioni che gli sono toccate

Il suicidio è il gesto autolesionistico più estremo tipico in condizioni di grave disagio o malessere psichico, in particolare in persone affette da grave depressione e/o disturbi mentali di tipo psicotico. Essi possono essere determinati anche da cause o motivazioni strettamente personali, ovvero eventi quali particolari situazioni esistenziali sfavorevoli, gravi condizioni economiche e sociali, delusioni amorose, condizioni di salute o di non accettazione del proprio corpo, mobbing(insieme di comportamenti aggressivi di natura psicofisica e verbale, esercitati da un gruppo di persone nei confronti di altri soggetti) familiare, derisioni e bullismo.

Contrariamente alle notizie diffuse dagli organi di informazione, la crisi economica iniziata nel 2008 non ha prodotto un netto e chiaro incremento nel tasso di suicidi: questi eventi in Italia, secondo dati ISTAT, sono stati in numero di 150 nel 2008, passando a 198 nel 2009 (con un aumento del 24,8%) e scendendo a 187 nel 2010 (con un calo del 6%).Il rapporto tra crisi economica e suicidio è inoltre smentito dal fatto che Paesi europei come la Germania e la Finlandia, in cui la crisi è meno grave, registrano tassi tra i più alti di suicidio, mentre la Grecia, in assoluto il Paese colpito in maniera più grave dalla crisi, esibisce i tassi di suicidio più bassi d’Europa.

I fattori che possono influenzare il rischio di suicidio comprendono i disturbi psichiatrici, l’abuso di droga, gli stati psicologici alterati,  alcune situazioni culturali, familiari e sociali, e a volte la genetica. Malattie mentali e abuso di alcol e sostanze spesso coesistono; tuttavia la cannabis non sembra aumentare il rischio in modo indipendente. Altri fattori di rischio includono la pronta disponibilità di un mezzo per commettere l’atto, e infatti il tasso dei suicidi è maggiore nelle famiglie con armi da fuoco che in quelle prive, una storia familiare di suicidio, o la presenza di lesioni cerebrali traumatiche I fattori socio-economici, come la disoccupazione, la povertà, essere senza fissa dimora e la discriminazione possono scatenare pensieri suicidi. Tra il 15 e il 40% delle persone che si tolgono la vita lasciano un biglietto d’addio. La genetica sembra influenzare tra il 38 % e il 55% dei comportamenti suicidari. I veterani di guerra hanno un elevato rischio di suicidio dovuto in parte a più alti tassi di malattie mentali e problemi di salute fisici legati all’esperienza subita.

Sono circa ottocentomila le persone che si suicidano ogni anno nel mondo; una ogni 40 secondi e per ognuna, almeno altre 20 tentano di togliersi la vita. Eppure dal punto di vista medico-psichiatrico numerosi dati di letteratura indicano che è sicuramente possibile prevenire il suicidio nella popolazione generale, riducendo drasticamente il numero di morti, attraverso opportune campagne di informazione e mediante programmi e centri di aiuto e assistenza. Per la prevenzione del suicidio esiste la giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, iniziativa promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’Associazione internazionale per la prevenzione del suicidio ogni 10 settembre.

A seguito l’Istituto nazionale di statistica diffonde un quadro di sintesi del fenomeno, rilasciando anche i dati provvisori per l’anno 2015.suicidio

Secondo i dati dell’ istat emerge la diminuzione dei suicidi nel ventennio 1995-2015 (-14,0%); nel 1995 sono 8,1 i suicidi ogni 100 mila abitanti che calano a 6,5 nel 2015 (3.935 decessi). Ciò colloca l’Italia in basso nella graduatoria europea (6,3 il tasso standardizzato di mortalità per età nel 2014; 11,2 la media Ue28).

Le caratteristiche strutturali della popolazione – sesso, età, livello di istruzione, territorio – rappresentano importanti variabili da analizzare per prevenirlo.

  • Il suicidio è un fenomeno che varia dal punto di vista del sesso: ogni 100 mila abitanti i deceduti per suicidio sono 10,4 fra gli uomini e 2,8 fra le donne. Anche il gradiente per titolo di studio si riscontra tra gli uomini ma non tra le donne: 14,8 suicidi ogni 100 mila uomini con nessun titolo o basso livello di istruzione, 9,2 suicidi fra uomini con laurea o titolo di studio superiore.
  • Il suicidio è un fenomeno che varia dal punto di vista dell’età: si osservano quozienti crescenti al crescere dell’età (1,4 i suicidi ogni 100 mila abitanti fino a 24 anni, 10,4 oltre i 65 anni).
  • A livello territoriale il Nord-est presenta i livelli di mortalità più elevati (8,3 suicidi ogni 100 mila abitanti), il Sud quelli più contenuti (4,5 ogni 100 mila abitanti).
  • Il suicidio è un fenomeno a spiccata stagionalità: andamento crescente nella prima metà dell’anno – maggio, giugno e luglio i mesi più critici – e la tendenza dimunisce nel secondo semestre.
  • I tre modi più frequenti dell’autolesione sono l’impiccagione e soffocamento (48,9%), la precipitazione (19,2%), l’uso di arma da fuoco ed esplosivi (11,3%).
  • In un numero non trascurabile di suicidi sono compresenti stati morbosi rilevanti: malattie mentali nel 13,0% dei casi, malattie fisiche nel 6,0% dei decessi (triennio di analisi 2011-2013).

 

 

“Cyber dipendenza”: quando la tecnologia ci rovina la vita

La  dipendenza informatica, dipendenza tecnologica,  è il doppio volto della tecnologia, che da una parte ci facilita la vita, dall’altra può compromettere gravemente le nostre  capacità relazionali .

Cosa significa essere dipendenti da qualcosa?

Le ” dipendenze patologiche ” si definiscono tutte quelle attività che determinano l’instaurarsi di  relazioni problematiche  ea tratti distruttive, dando maggiore importanza e priorità ai processi mentali in tali relazioni disturbate e disturbanti.

Molto spesso la società accetta l’ oggetto  della dipendenza perché considerato un elemento comune. Un esempio: una persona che fuma non viene emarginata al pari di un tossicodipendente, ma si tratta comunque di una dipendenza quindi questo vale anche per lo shopping, il gioco d’azzardo e ovviamente per la tecnologia. La tendenza a sviluppare un indice di dipendenza si evidenzia in  età adolescenziale .

Le  dipendenze tecnologiche  possono essere di due tipologie differenti:  attivi  o  passivi,  ma entrambe hanno la stessa induzione alla dipendenza.

Un esempio naturale e immediato è  Internet, strumento di comunicazione, strumento di lavoro, di svago e di socializzazione, ma fonte primaria di dipendenza. Non solo, anche semplicemente guardare la televisione, usare il computer, giocare ai videogiochi e usare il telefono può causare una grave dipendenza verso di esso.

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I dati preoccupanti

Secondo uno  studio GfK  condotto qualche mese fa, il 42% delle persone pensa che sia importante essere  sempre connesso. La dipendenza dalla tecnologia (definita anche come cyber-dipendenza)  è ormai un problema riconosciuto anche dalla medicina. Ma quante sono le persone consapevoli di avere un problema di dipendenza dalla tecnologia?

Se lo sono chiesti i ricercatori di GfK con uno studio internazionale che ha coinvolto oltre 22.000 persone in 17 paesi. Oltre un terzo degli intervistati (34%) ha ammesso di avere delle difficoltà a prendersi una pausa dalla tecnologia (da Smartphone, Computer, TV, ecc.). Nel nostro Paese, però, come accennato poco prima, la fascia d’età maggiormente dipendente dalla tecnologia è quella dei trentenni che occupano il 37%, mentre i teenager, nel resto del mondo, occupano il 35%. Al terzo posto ci sono i quarantenni con il 34% mentre la fascia 20-29 anni è solo al quarto posto con il 32%.

 

Insomma, questo fenomeno sta prendendo il sopravvento ma siamo sempre in tempo a rimediare e a trovare una soluzione.